James Franco a Roma incanta a teatro, omaggia Lynch e sputa sulla meschina brama di fama

Al Teatro Ambra Jovinelli di Roma con lo spettacolo “Desert Films” James Franco omaggia David Lynch sputando su Hollywood e sulla meschina brama di fama che si consuma tra un letto e l’altro, tra tradimenti e trappole nell’ossessiva ricerca di essere visti (e quindi di esistere).

Un Dio greco che rifiuta le dinamiche malate dell’Olimpo e che nel corso della sua carriera ha ottenuto ogni tipo di riconoscimento dalla candidatura ai Golden Globe, Bafta fino all’ Oscar come miglior attore nel 2010 per la sua claustrofobica ed immensa interpretazione in 127 ore (2010). Una stella con una stella sulla Hollywood Walk of Fame, che sembra mettere un pizzico di autobiografia in questo spettacolo al vetriolo contro i beceri arrivismi.

Essendo la performance art il mio linguaggio d’elezione, per questo articolo non mi soffermerò alle produzioni hollywoodiane (come le più note interpretazioni, tra le altre, in Spiderman (2002), James Dean – La Storia Vera (2001), L’alba del pianeta delle scimmie (2011) alle numerosissime scelte raffinate o alla sua biografia, ma sul suo legame con questa forma artistica.

Ricordiamo infatti che Franco oltre ad essere attore, regista e sceneggiatore è anche un pittore vicino e sensibile anche al mondo dell’arte contemporanea: non stupisce infatti che abbia collaborato con Marina Abramović più volte: in The Artist is Present, Franco è stato uno dei partecipanti che si sono seduti di fronte a lei durante la celebre performance al MoMA di New York.

Per Iconoclasts sempre con la Abramovic Franco si è sottoposto all “Abramović Method” e si è trasformato in una scultura vivente.

In pochi sanno inoltre che sempre Marina Abramović ha diretto nel 2013 un progetto/documentario sulla vita e sul lavoro eclettico dell’attore, riflettendo sul rapporto tra arte contemporanea e cultura dello spettacolo, dal titolo James Franco: The Last Unicorn.

Aggiungiamo poi che Franco volle realizzare uno dei remake del film “Cruising” di Friedkin del 1980 in forma di videoinstallazione. Oltre a realizzare nel 2011 un progetto multimediale intitolato Three’s Company The Drama (2003), nel quale unisce video e arte.

Tornando quindi a Desert Films, sarebbe riduttivo descriverla un’opera teatrale sperimentale: Franco porta il Cinema a Teatro e lo fa in un modo che è più vicino all’arte performativa attraverso un’interpretazione fluida, fitta, veloce, audace, pulitissima, un po’ Joker e un po’ Mistery Man, cancellando la sua abbacinante bellezza col trucco bianco e un talento sopraffino che divora nonostante per tutto il tempo tenga una videocamera in mano che ingigantisce sullo sfondo la sua immagine in un simbolico impeto narcisistico di ego e follia.

L’eccellente Blaine Kern III che gli fa da contraltare non è assolutamente solo una spalla, riesce a tenere testa a Franco stando seduto su una sedia.

Il canto di Elli Papadiamanti, con l’accompagnamento musicale del pianista Konstantino Diminakis, apre e chiude la scena nei panni di una diva al tramonto.

E ringrazio che, dopo anni, me ne vado pienamente soddisfatta da uno spettacolo teatrale.

foto nell’articolo: Kyrahm e Gianluigi Barbieri