Perché il “woke” spacca anche la sinistra
- Alessandra Paparelli
- 24 Agosto 2026
- Politica e Istituzioni
In questa fine estate infuocata, monta la polemica sul termine “woke”. La Premier Giorgia Meloni parla da tempo di “cultura woke” come di uno dei fenomeni “contro cui difendere l’identità occidentale”, e ancora lo scorso luglio ha indicato proprio l’opposizione al woke, insieme alla gestione dell’immigrazione, tra i temi sui quali esistono forti affinità con Donald Trump. Ma adesso qualcosa si muove anche dall’altra parte dello schieramento politico.
Giuseppe Conte, Presidente M5S, ha infatti riconosciuto pubblicamente quelli che definisce gli “eccessi della cultura woke”, invitando il campo progressista a rimettere al centro del dibattito le vere priorità sociali ed economiche. Questo non vuol dire che una cosa escluda l’altra, anzi: i diritti civili marciano (e devono marciare) insieme ai diritti sociali e alla giustizia sociale.
Il problema principale è che il termine “woke” viene ormai utilizzato per indicare una quantità tale di fenomeni diversi da rischiare di perdere il suo reale significato. Oggi può essere etichettato come “woke” chiedere di cambiare il nome di una strada dedicata a un personaggio storico controverso, usare un pronome neutro, contestare un film per un cast poco inclusivo, introdurre quote di genere nei consigli d’amministrazione o modificare il nome di un prodotto commerciale considerato offensivo.
Per i suoi detrattori, la parola è diventata quasi un sinonimo di “politicamente corretto” portato all’estremo ideologico.
Il significato originale era molto diverso. Il “woke” non nasce nelle università d’élite né nei movimenti LGBT+, né tantomeno nei reparti marketing delle multinazionali che oggi organizzano corsi sulla diversità. Al contrario, affonda le sue radici nell’esperienza drammatica degli afroamericani nell’America della segregazione razziale. Nel Novecento, l’espressione in slang afroamericano “stay woke” (letteralmente il passato del verbo wake, “svegliarsi”) significava qualcosa di molto preciso: “resta vigile”, “tieni gli occhi aperti” contro le ingiustizie e i pericoli del razzismo sistemico.
Una chiamata alla consapevolezza che oggi, nel tritacarne della propaganda politica, sembra essere stata del tutto dimenticata.

